Tra controllo totale e caos, la via di mezzo

Lezione di origine: 1984, de George Orwell

Da un lato, il controllo assoluto dello Stato sul pensiero, come in 1984 di George Orwell. Dall'altro, l'abolizione totale di ogni autorità, come propone l'anarchico Mikhail Bakunin. Affiancate, le due opere lasciano il lettore di fronte a un vero e proprio dilemma: o totalitarismo o anarchismo. Esiste davvero una terza via oppure dobbiamo scegliere uno dei due estremi?

La risposta proposta dalla lezione non nega il problema né finge che sia semplice. Indica un percorso concreto, e non inizia con la riforma delle leggi, ma inizia con la riforma delle persone.

Né controllo né assenza: rieducare alle virtù

La soluzione è una via di mezzo, e per questo aiuta approfondire i classici, perché si tratta di educare i cittadini alle virtù e ai doveri. Non è il Grande Fratello a decidere cosa dovrebbero pensare tutti. Né l’assenza di alcuna autorità, con il rischio del caos che ciò comporta. Si tratta di formare cittadini capaci di riconoscere da soli la differenza tra autorità legittima e potere illegittimo, e di esercitare l’autorità senza che questa diventi dominio.

Questa è la vita di mezzo, cioè la rieducazione del cittadino alle virtù e ai doveri.

Le tre ancore

La lezione indica tre opere come punto di partenza di questa formazione.

La prima è l'Etica Nicomachea di Aristotele, dove si tratta di cos'è la virtù e come viene esercitata. Non è una teoria astratta del bene, è un manuale pratico: la virtù si forma con l'abitudine, attraverso l'esercizio ripetuto di scelte giuste.

Il secondo è Dopo la virtù, del filosofo scozzese Alasdair MacIntyre, uno studio di filosofia aristotelica che si concentra anche sul tema del dovere morale. È il ponte tra l’etica antica e le domande che la modernità si è posta, e continua a porsi, sul perché agire bene.

Il terzo è l'insieme delle tre critiche di Immanuel Kant: la critica della ragion pura, la critica della ragion pratica e la critica del giudizio. Tre opere che trattano, ciascuna a suo modo, di cosa la ragione può sapere, cosa dovrebbe fare e come giudica.

Rieducare non è la stessa cosa che indottrinare

Vale la pena sottolineare la differenza tra questa rieducazione e quella che appare dall'altra parte della lezione, quella dei regimi totalitari che puniscono i dissidenti finché non imparano ad amare il regime. Uno cerca la libera convinzione, l'altro cerca la sottomissione mascherata da convinzione. È esattamente la linea che separa l'autorità legittima dal potere illegittimo: una persona educata alle virtù segue il bene perché lo riconosce, non perché teme la punizione per non averlo seguito.

Ecco allora l’invito che conclude questo ragionamento: se il problema è la mancanza di cittadini capaci di sostenere un’autorità giusta senza cadere né nella tirannia né nel caos, da dove inizieresti ad allenarti, oggi, per essere uno di loro?

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Domande frequenti

Qual è la via di mezzo tra totalitarismo e anarchismo?

È la rieducazione dei cittadini alle virtù e ai doveri, effettuata attraverso lo studio approfondito dei classici. Non è il controllo assoluto di uno Stato come quello del 1984, né la totale assenza di autorità difesa da Bakunin, ma la formazione di persone capaci di esercitare e riconoscere la legittima autorità.

Quali opere servono come base per questa educazione alle virtù?

Nel corso compaiono tre punti fermi: Etica Nicomachea, di Aristotele, su cos'è la virtù e come esercitarla; Dopo la virtù, del filosofo scozzese Alasdair MacIntyre, che studia la filosofia aristotelica e il dovere morale; e le tre critiche di Immanuel Kant, quella della ragion pura, quella della ragion pratica e quella del giudizio.

Perché educare alle virtù è diverso dal rieducare con la forza?

Perché cambia ciò che si cerca nei cittadini: convinzione, non obbedienza. La rieducazione forzata, come nei campi dei regimi totalitari, vuole che la persona ami ciò che la domina. L'educazione alle virtù vuole che la persona riconosca il bene e lo scelga per sé, il contrario della dominanza emotiva.

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