Mosè, di Michelangelo

Il Mosè di Michelangelo, seduto su un trono di pietra, con i muscoli di un toro e gli occhi di un profeta, ha due piccole corna sulla fronte. E la spiegazione comincia con un errore di traduzione commesso mille anni prima della nascita di Michelangelo.

Un errore diventato tradizione

Nel IV secolo, san Girolamo tradusse la Bibbia ebraica in latino, nella versione chiamata Vulgata, che sarebbe diventata il testo ufficiale della Chiesa cattolica per più di mille anni. Nel testo ebraico, quando Mosè scende dal Sinai con le tavole della legge, si dice che il suo volto emettesse raggi. In ebraico il verbo è karan, che deriva da keren, parola che significa sia raggio di luce che corno. San Girolamo scelse il corno e l'iconografia cristiana seguì questa scelta per secoli. Michelangelo non aveva torto, era fedele al testo ufficiale che conosceva.

Una scelta più profonda dell’errore

Altri artisti semplicemente ignoravano i fiati. Michelangelo non li ignorò, perché capì che l'ambiguità era l'essenza del personaggio: Mosè che scendeva dal Sinai non era solo un profeta illuminato, era un uomo che aveva visto il volto di Dio e lo portava come un peso. La luce e il corno sono la stessa cosa, il peso di essere stati scelti, il peso di sapere quello che gli altri non sanno.

Una scultura così viva da esigere una risposta

Vasari, il biografo degli artisti del Rinascimento, racconta che Michelangelo, una volta terminata l'opera, colpì Mosè sul ginocchio con il martello e gridò: Perché non parli?, perché non parli? La scultura sembrava così viva che il suo silenzio era un insulto. È una meditazione sul costo della conoscenza, non un omaggio al leader trionfante, ma un ritratto di coloro che sanno troppo per riposare e portano troppo per sorridere, una condizione riconoscibile oggi come lo era nel 1515.

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Domande frequenti

Perché il Mosè di Michelangelo ha le corna?

A causa di un errore di traduzione. Nel IV secolo, san Girolamo tradusse la Bibbia ebraica in latino (la Vulgata) e rese il verbo ebraico "karan", che significa sia "raggio di luce" che "corno", con "corno". L'iconografia cristiana ha seguito questo testo ufficiale per oltre mille anni.

Quando Michelangelo scolpì Mosè?

Nel 1515, nell'ambito del progetto per la tomba di papa Giulio II, oggi nella chiesa di San Pietro in Vincoli, a Roma.

Cosa significa la citazione del Vasari su Mosè?

Vasari, biografo degli artisti del Rinascimento, racconta che Michelangelo colpì con il martello il ginocchio della scultura e gridò "Perché non parli?" ("Perché non parli?"), perché l'opera sembrava troppo viva per restare in silenzio.

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