La Cappella Sistina, all'interno dei Musei Vaticani, contiene le due opere più discusse della carriera di Michelangelo: il soffitto e la parete dell'altare, dipinte a distanza di oltre due decenni tra loro.
Il soffitto, scene della Genesi
Tra il 1508 e il 1512 Michelangelo dipinse il soffitto della cappella con scene del Libro della Genesi, tra cui la Creazione di Adamo, un lavoro durato quattro anni e svolto in posizioni fisicamente estenuanti su un'impalcatura, e del quale, secondo le cronache dell'epoca, lui stesso non si accontentava mai.
La parete dell'altare, il Giudizio Universale
Venticinque anni dopo, tra il 1536 e il 1541, all'età di 61 anni, Michelangelo tornò alla Sistina per dipingere sulla parete dell'altare il Giudizio Universale, un affresco che espone il momento del giudizio finale, con Cristo che condanna i salvati e i dannati, in una composizione molto più oscura e viscerale di quanto la serenità del soffitto suggerisse anni prima.
Cosa cambia con il repertorio
Chiunque visiti la Sistina senza conoscere la Divina Commedia di Dante vede il Giudizio Universale come un'imponente scena di giudizio collettivo. Chi conosce il poema riconoscerà, nell'angolo in basso a destra, Caronte e Minosse, personaggi specifici dell'Inferno di Dante, compreso il volto di un critico dell'epoca condannato da Michelangelo come vendetta personale. È la stessa logica che percorre il lavoro dell'artista: la superficie per tutti, la profondità per chi arriva preparato.
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Cosa vedere nella Cappella Sistina?
Il soffitto, dipinto da Michelangelo tra il 1508 e il 1512, con scene della Genesi, e la parete dell'altare, con il Giudizio Universale, dipinta tra il 1536 e il 1541, l'ultima grande opera dell'artista nel sito.
Quanto tempo impiegò Michelangelo a dipingere la volta della Cappella Sistina?
Circa quattro anni, lavorando in posizioni fisicamente estenuanti su impalcature, e mai soddisfatto del risultato, secondo i rapporti dell'epoca.
Cosa cambia visitando la Cappella Sistina e conoscendo la Divina Commedia di Dante?
Personaggi come Caronte e Minosse, nel Giudizio Universale, smettono di essere figure generiche e diventano citazioni dirette del poema dantesco, rivelando un secondo strato di significato che la maggior parte dei visitatori non nota.
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