Cos'è l'ilemorfismo di Aristotele?

Come può qualcosa cambiare completamente e rimanere, in un certo senso, la stessa cosa? Fu per rispondere a questa domanda che Aristotele creò l'ilemorfismo.

Materia e forma

Aristotele era uno studente di Platone, ma ha preso una strada diversa: dove Platone ha seguito Parmenide verso l'eterno e l'immateriale, Aristotele ha rivolto lo sguardo al mondo concreto, sensibile, mutevole, e si è chiesto come sia possibile il cambiamento senza distruggere l'identità delle cose. La risposta era ilemorfismo: ogni cosa materiale è composta da materia, il substrato che può cambiare, e forma, il principio che organizza e definisce ciò che la cosa è.

L'esempio del seme

Un seme cambia e diventa un albero. La materia si è completamente trasformata, quasi nulla di ciò che era prima rimane visibile. Ma c'è una continuità reale dietro la trasformazione, un processo guidato da una forma, da uno scopo interno che era già presente nel seme fin dall'inizio. Non è un caso che un seme di quercia cresca in una quercia e non in un pino.

Perché questo risolve l’impasse

L'ilemorfismo evita entrambi gli estremi del più antico dibattito filosofico. Non è il cambiamento totale di Eraclito, dove non rimane più nulla. Non è l'immobilità di Parmenide, dove nulla cambia veramente. È la terza via: la materia cambia, ma la forma garantisce la reale continuità, ed è questo stesso ragionamento a sostenere i concetti di atto e potere, il pezzo successivo del sistema di Aristotele.

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Domande frequenti

Cos'è l'ilemorfismo?

È la teoria di Aristotele secondo cui ogni cosa materiale è composta da due parti inseparabili: la materia, il substrato che può cambiare, e la forma, il principio che organizza e definisce ciò che la cosa è.

A quale domanda risponde l'ilemorfismo?

Come il cambiamento è possibile senza distruggere l'identità delle cose. Aristotele non era d'accordo sia con Eraclito (tutto cambia) che con Parmenide (niente cambia), proponendo che la materia cambia ma la forma garantisce la reale continuità.

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