I greci morti prima di Cristo

Lezione di origine: Por que a filosofia nasceu na Grécia, e não no Egito ou na Babilônia

Socrate morì quattro secoli prima della nascita di Cristo. Pensava con una rettitudine che attraversava la storia, interrogava se stesso e gli altri fino alle ultime conseguenze, e non aveva mai sentito parlare del Vangelo. La domanda che questo solleva è scomoda e la maggior parte preferirebbe non chiedersela: aveva semplicemente torto? Tutta la vita dedicata a pensare bene, dal punto di vista cristiano, è stata uno spreco?

Un uomo del secondo secolo affrontò questa domanda di petto, e la sua risposta è una delle più audaci che la Chiesa abbia mai prodotto.

Un filosofo che rimase filosofo dopo essere stato battezzato

Il suo nome era Giustino. Era un filosofo di professione prima di convertirsi, qualcuno che aveva attraversato diverse scuole di pensiero alla ricerca della verità. Dopo la sua conversione, fece qualcosa che nessuno aveva fatto: continuò a indossare il mantello del filosofo, l'abito che identificava pubblicamente la sua professione, ormai cristiana. Con lui fu martirizzato, il che gli diede il nome con cui la storia lo conosce, San Giustino Martire.

Giustino non ha abbandonato la ragione abbracciando la fede. Ha portato con sé la ragione, e proprio questo gesto lo ha preparato a dare la risposta che i greci morti prima di Cristo aspettavano, senza sapere di aspettarsi.

Il seme si diffuse in tutta l’umanità

La tesi centrale di Giustino si trova nella Seconda Apologia, 13. In esso egli sostiene che il lógos, la ragione e la parola che si sono fatti carne in Cristo, non sono rimasti in attesa dell'arrivo del Vangelo. È stato seminato, a pezzi, in tutta l'umanità, da sempre.

Ogni uomo che ragionava rettamente, in ogni tempo e in ogni luogo, ha partecipato, senza saperlo, a quella stessa Parola. Non come chi inventa da solo la verità, ma come chi ne riceve un frammento, piantato prima ancora di conoscere il nome di chi lo ha piantato.

Chi visse secondo la ragione, anche prima di Cristo, era già in qualche modo suo.

Coloro che vissero secondo ragione sono cristiani

In un'opera diversa, la Prima Apologia, 46, Giustino porta la tesi a un punto ancora più audace. Scrive che coloro che hanno vissuto secondo ragione sono cristiani, anche se venivano chiamati atei. E, per non lasciare dubbi su chi avesse in mente, cita due esempi greci: Socrate ed Eraclito.

Vale la pena segnalare una correzione che il materiale di origine di questa lezione porta di proposito, perché è un errore comune: la dottrina dei semi della Parola e la frase su coloro che vissero secondo ragione sono passaggi diversi, in opere diverse. Il primo viene dalla Seconda Apologia, il secondo dalla Prima Apologia. È frequente vedere le due attribuite allo stesso testo, il che non è corretto.

Nota la vera audacia dell'affermazione di Giustino, che è maggiore di quanto sembri a prima vista. Non sta dicendo che Socrate fosse un buon pagano, un caso di eccezione morale. Sta dicendo che la ragione che operò in quella piazza ateniese era già partecipazione al Verbo che poi si fece carne. L'intera vita di Socrate non fu anticamera né spreco. Fu semina.

La filosofia come pedagoga

Clemente di Alessandria, scrivendo dopo Giustino, fa il passo successivo. Chiama la filosofia greca pedagoga: quella che preparò il greco a Cristo, allo stesso modo in cui la Legge preparò il popolo ebraico. Due cammini diversi, un'unica destinazione.

È un'immagine che cambia il peso della domanda iniziale. Se la filosofia fu pedagoga, allora lo sforzo di pensare bene, anche fuori dalla rivelazione, anche senza il nome di Cristo, non corre parallelo alla fede, in attesa di essere scartato. Corre verso di essa.

Ciò che resta

I greci che morirono prima di Cristo, pensando rettamente, non avevano solo torto, e la piazza in cui pensavano non era uno spreco. Era, nella lettura che Giustino lasciò alla Chiesa, il luogo dove il seme della Parola era già piantato, in attesa del tempo per sbocciare.

La lezione completa del canale percorre l'intero cammino fino a Giustino: perché la piazza greca ebbe bisogno di un alfabeto e di un luogo senza un guardiano ufficiale della verità per esistere, e come quello stesso ragionamento greco, secoli dopo, trovò in Giustino chi lo riconoscesse come seme.

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Domande frequenti

Chi era San Giustino Martire?

San Giustino fu un filosofo di professione del II secolo che si convertì al cristianesimo e continuò a indossare il mantello da filosofo dopo il battesimo, essendo stato martirizzato con esso. È autore della Prima e della Seconda Apologia, opere che difendono la fede cristiana davanti alla cultura greco-romana.

Qual è la dottrina dei semi della Parola?

È tesi di san Giustino, nella Seconda Apologia, 13, che il *lógos* non è stato tenuto in attesa del Vangelo: è stato seminato, a pezzi, in tutta l'umanità. Ogni uomo che ragionava giustamente, anche prima di Cristo, partecipava senza conoscere quella stessa Parola.

Giustino definì Socrate cristiano?

Nella Prima Apologia, 46, opera diversa dalla precedente, Giustino scrive che coloro che hanno vissuto secondo ragione sono cristiani, anche se venivano chiamati atei, e nomina Socrate ed Eraclito. Si è soliti attribuire questa frase alla Seconda Apologia, ma i due brani provengono da opere diverse.

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