Eros e agape: da Platone a Benedetto XVI

Lezione di origine: O Banquete, de Platão | O que é, de verdade, o amor platônico

Per Platone un dio perfetto non può amare. Per san Giovanni Dio è amore. Le due affermazioni sembrano escludersi a vicenda, e la distanza tra loro è una delle svolte più importanti della storia delle idee: da una parte l'amore come mancanza, dall'altra l'amore come pienezza. Capire come il cristianesimo abbia attraversato questa distanza senza gettare via la scala di Platone è ciò che rende l'enciclica Deus caritas est, di Benedetto XVI, più interessante di quanto sembri a prima vista.

Perché, per Platone, un dio non ama

La premessa viene dal discorso di Diotima, nel Simposio. Amare è desiderare ciò che manca: è l'ammissione che Socrate strappò ad Agatone, e che il testo registra al passo 200e. Diotima ne trae la conseguenza. Gli dèi non mancano di nulla, e chi non manca di nulla non desidera. Dunque l'amore non è un dio. È un intermediario, che vive a metà strada tra il divino e l'umano, tra l'ignoranza e la conoscenza, e la sua origine, figlio di Poros e di Penia, l'espediente e la povertà, lo mostra (questa genealogia si trova in perché ottenere ciò che vogliamo non basta).

Il ragionamento è molto logico, e vale la pena ricordarlo: per Platone, un dio perfetto non può amare. L'amore appartiene a chi è in mezzo al cammino. E il cammino ha la forma di una scala. Il desiderio comincia in un corpo bello, passa per la bellezza delle anime, delle occupazioni, delle leggi e della conoscenza, fino al Bello in sé (il percorso è descritto in la scala dell'amore, di Diotima). In cima, dice la lezione, sta una bellezza che non sa nemmeno che tu esisti.

"Dio è amore": lo scandalo per un greco

Quasi cinque secoli dopo, una frase scritta in un mondo molto diverso afferma il contrario. Nella prima lettera di san Giovanni, capitolo 4, versetto 8 (1 Giovanni 4,8), si legge che chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

Per un greco questa frase era uno scandalo: un Dio a cui nulla manca, e che ama. Se l'amore, per Platone, nasce dalla mancanza, come può esserci amore in chi non manca di nulla? La risposta che i cristiani hanno dato è che esiste un amore che non nasce dalla mancanza di qualcosa: un amore che nasce dalla pienezza, che non vuole ricevere, ma vuole dare. A questo amore hanno dato il nome di agape: un amore di dedizione, di dono, un donarsi senza attendere nulla in cambio.

Benedetto XVI: l'amore che sale e l'amore che discende

Davanti a due amori così diversi, la tentazione è separarli: eros per il mondo, agape per la fede. Proprio questa lettura Benedetto XVI ha voluto smontare nella sua prima enciclica, Deus caritas est, pubblicata nel 2005. Nel testo ufficiale italiano, sul sito del Vaticano, osserva che i due concetti sono spesso contrapposti come amore ascendente e amore discendente, e poi afferma (paragrafo 7):

"eros e agape [...] non si lasciano mai separare completamente l'uno dall'altro"

In altre parole: eros è l'amore che sale, agape è l'amore che discende, e nessuno dei due sopravvive da solo. L'enciclica aggiunge che il desiderio che sale deve passare attraverso un lavoro. Nel paragrafo 4 scrive che l'eros ha bisogno di disciplina, di purificazione. E nel paragrafo 5 chiarisce il senso di ciò: non è un rifiuto dell'eros, né il suo "avvelenamento", ma la sua guarigione in vista della sua vera grandezza.

Ne deriva la formula che riassume la lezione: il desiderio che sale ha bisogno di essere purificato, non sradicato. E la lezione ne trae una conseguenza pratica: salire non significa abbandonare chi si ama, significa amare quella persona senza pretendere che sia la vetta della propria scala.

Che cosa il cristianesimo ha conservato e che cosa è cambiato

Il cristianesimo non ha gettato via la scala di Platone. La mancanza che sentiamo resta il gradino: il desiderio resta il motore della salita. Ciò che cambia è la vetta.

In Platone, in cima alla scala c'è una bellezza che non sa che tu esisti. Nel cristianesimo c'è un amore che non ha bisogno di nulla e, proprio per questo, ama: non vuole ricevere, vuole dare. La rivelazione cristiana ha conservato la scala e ha trasformato la vetta, perché in alto sta un Dio che ama e a cui nulla manca, e il cui amore consiste nel dare senza bisogno di ricevere.

Platone rovesciato

Con questo si comprende la frase con cui la lezione si chiude: ciò che Platone fece in quel banchetto fu rovesciare l'amore. Tutti lodavano l'amore, e Socrate mostrò che esso è mancanza, desiderio di ciò che non si possiede ancora, compreso il desiderio di conservare domani ciò che si ha oggi. Diotima diede a questa mancanza un ritratto, il figlio della povertà e dell'espediente, e una direzione: non cerchiamo la metà che ci manca, cerchiamo il bene, per noi e per sempre.

Per leggere la scala con calma, il cammino è il Simposio stesso, che si legge in una o due notti, tornando poi al discorso di Diotima. È in quelle poche pagine che Platone dice l'essenziale.

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Domande frequenti

Qual è la differenza tra eros e agape?

Eros è l'amore che nasce dalla mancanza: desidera ciò che non ha e sale verso di esso. Agape è l'amore che nasce dalla pienezza: non cerca di ricevere, cerca di dare. Nella formulazione di Benedetto XVI, nell'enciclica Deus caritas est (2005), eros è l'amore che sale e agape quello che discende, e i due non si lasciano mai separare del tutto.

Perché, secondo Platone, un dio non può amare?

Perché, nel ragionamento di Diotima nel Simposio, amare è desiderare ciò che manca, e agli dèi non manca nulla. Chi non manca di nulla non desidera. Per questo, per Platone, l'amore appartiene a chi sta a metà strada, tra il divino e l'umano.

L'amore platonico è peccato?

La lezione non tratta del peccato, ma affronta qualcosa di vicino attraverso ciò che dice di Benedetto XVI: il desiderio che sale va purificato, non sradicato. Lo stesso Platone, nel Simposio, dice che non c'è vergogna nell'amare un corpo bello, perché da lì inizia la salita. Ciò che le due tradizioni concordano nel criticare è fermarsi al gradino.

Che cosa dice l'enciclica Deus caritas est sull'eros?

Pubblicata nel 2005, è la prima enciclica di Benedetto XVI. In essa il Papa afferma che eros e agape, amore ascendente e amore discendente, non si lasciano mai separare completamente l'uno dall'altro. Dice anche che l'eros ha bisogno di disciplina e di purificazione, e che ciò non è un rifiuto dell'eros, ma la sua guarigione in vista della sua vera grandezza.

Continua: Che cos'è un amore platonico, secondo Platone · La scala dell'amore: ciò che Diotima insegna a Socrate · Perché avere ciò che vogliamo non basta: il mito di Eros · L'episodio del leone nel Don Chisciotte
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