La scala dell'amore: ciò che Diotima insegna a Socrate

Lezione di origine: O Banquete, de Platão | O que é, de verdade, o amor platônico

La scala dell'amore è il momento del Simposio in cui il desiderio smette di essere soltanto una mancanza e acquista una direzione. Diotima, la sacerdotessa da cui Socrate dice di aver appreso tutto sull'amore, descrive una salita per gradini: dal corpo bello all'anima, dalle occupazioni e dalle leggi alla conoscenza, e da lì al Bello in sé. Questo articolo è la mappa di quella salita, gradino per gradino, con tre dettagli che il discorso comune di solito perde: il corpo è il primo gradino e non il nemico, nessuno sale da solo, e la vetta arriva all'improvviso.

Da dove parte Diotima: desiderare è volere il bene per sempre

Prima della scala, una premessa. Diotima ha mostrato a Socrate che l'amore non è il bello, ma la sua mancanza, e che ciò che cerchiamo non è la metà che ci completa: è il bene, e per sempre (il mito dell'anima gemella e la risposta di Diotima racconta questa svolta). Poiché siamo mortali e non abbiamo il per sempre, generiamo nel bello, e lasciamo qualcosa che resta dopo di noi. È da qui che la scala prende il via: la salita è il cammino di questo desiderio di generare nel bello.

Primo gradino: un corpo bello, e nessuna vergogna

Tutto comincia quando qualcuno ama un corpo bello, e Diotima non vede in questo nessuna vergogna, perché è da lì che tutto comincia. Il passo è facile da scavalcare, ed è quello che più corregge l'immagine comune della scala. Il corpo non è nemico del Bello: è il primo gradino che conduce al Bello.

Ma il corpo è soltanto l'inizio. Poi la persona si accorge che la bellezza di quel corpo è affine a quella di un altro, e l'attaccamento a uno solo si allenta. Non è che il primo amore fosse un errore: è che ha insegnato a vedere qualcosa che non si esaurisce in quella persona.

Secondo gradino: l'anima

Successivamente si scopre che la bellezza di un'anima è molto più grande di quella di qualsiasi volto. Vedere questo significa vedere ciò che il corpo soltanto annunciava. È in questo gradino che l'amore smette di dipendere dall'apparenza e comincia a dipendere da ciò che l'altra persona è davvero.

Terzo gradino: le occupazioni e le leggi

Più avanti, la bellezza che si scorge è quella delle occupazioni e delle leggi. Qui l'oggetto dell'amore non è più una persona, ma la bellezza di ciò che si fa e delle leggi che reggono la vita in comune.

Quarto gradino: la conoscenza

Poi, e solo allora, viene la bellezza della conoscenza. Platone riassume l'intero percorso in una frase, che Diotima pronuncia come insegnamento del cammino giusto dell'amore. È: "cominciare da ciò che qui è bello e, in vista di quel bello, salire sempre, come servendosi di gradini, da uno solo a due e da due a tutti i bei corpi, e dai bei corpi alle belle occupazioni, e dalle occupazioni alle belle scienze" (Simposio, passo 211c).

Nota che nessun gradino viene scartato. Ciascuno è il punto d'appoggio del successivo. L'errore, quello che il testo indica davvero, è fermarsi a un gradino credendo di essere già arrivati in cima. Chi lo fa sente che manca qualcosa, e infatti manca, perché quella tappa era soltanto un gradino. È il tema di Che cos'è un amore platonico, secondo Platone, che confronta il senso corrente dell'espressione con quello del testo.

La salita richiede una guida

C'è una frase di Diotima che quasi sempre si dimentica: la salita richiede qualcuno che sappia guidare bene. Nessuno sale da solo. Lo stesso passo della scala parla di procedere correttamente nei sentieri dell'amore "o lasciarsi condurre da un altro" (passo 211b-c). Per chi legge oggi, questo cambia la scala di posto: essa smette di essere una disciplina solitaria di elevazione e diventa una relazione, in cui qualcuno che ha già visto un po' più lontano prende l'altro per mano. È ciò che Diotima dice di aver fatto con Socrate.

La vetta: il Bello in sé, e l'"all'improvviso"

In cima alla scala, Diotima descrive ciò che accade con una parola molto precisa. Chi è stato guidato fin lì, dice, "all'improvviso percepirà qualcosa di meravigliosamente bello nella sua natura" (passo 210e): in italiano corrente, vede all'improvviso una bellezza stupefacente. Non è più un corpo bello, una legge bella o un'idea bella. È il Bello in sé, ciò per cui tutte le cose sono belle. Sempre è, non nasce e non perisce, non cresce e non diminuisce. Non è bello da un lato e brutto dall'altro.

Chi ha seguito la lezione sul Mondo delle Idee riconosce qui ciò che resta e ciò che passa, e la lezione sulla reminiscenza aveva già presentato l'altro lato, quello per cui conoscere è in un certo senso riconoscere. La novità del Simposio è il cammino per arrivarci. Nella prima salita saliva la ragione. Qui sale il desiderio.

E l'"all'improvviso" conta per un motivo: nessuno fabbrica questa visione. Si sale di gradino in gradino, e alla fine essa viene donata. La scala prepara, ma non produce la vetta.

Alcibiade: la scala messa in scena davanti a tutti

Non appena Socrate finisce, entra in casa Alcibiade, ubriaco, l'uomo più bello di Atene e il più ambizioso. Invece di lodare l'amore, loda Socrate, e racconta di aver tentato di sedurlo ed essere stato respinto. Socrate, secondo lui, gli avrebbe detto che voleva scambiare l'apparenza della bellezza con la bellezza reale. La frase è: "invece dell'apparenza, è la realtà di ciò che è bello che cerchi di acquisire, e in verità pensi di scambiare 'oro con rame'" (passo 218e). In altre parole, voleva scambiare il metallo comune con quello prezioso.

Questa è la scala di Diotima messa in scena davanti a tutti. L'uomo più desiderato di Atene era fermo soltanto al primo gradino, e Socrate, che era già salito più in alto, si rifiuta di restare lì.

Da ricordare

La mappa sta in poche righe: il corpo bello, l'anima, le occupazioni e le leggi, la conoscenza, e infine il Bello, che viene donato all'improvviso. Chi vuole vedere dove questa scala si inserisce nell'intero libro trova il percorso completo in Il Simposio di Platone: riassunto e come leggerlo. E la domanda che resta alla fine della lezione è semplice: se tutte le cose belle sono gradini, su quale gradino ti trovi adesso? Stai scambiando un gradino per la vetta?

Le citazioni sono una nostra traduzione. Le indicazioni 210e, 211b-c, 211c e 218e seguono la paginazione di Stephanus, che serve a localizzare il passo in qualsiasi edizione.

Letture del Nous

Leggi i classici in profondità

La nostra lista di oltre 230 libri consigliati, commentati e organizzati per tema, perché tu non legga al buio.

Vedi le letture consigliate

Domande frequenti

Che cos'è la scala dell'amore, di Platone?

È la salita che Diotima descrive a Socrate nel Simposio: si comincia amando un corpo bello, si passa alla bellezza delle anime, poi a quella delle occupazioni e delle leggi, poi a quella della conoscenza, e si arriva al Bello in sé. Nessun gradino viene disprezzato, ma nessuno è la vetta.

Quali sono i gradini della scala dell'amore?

Il corpo bello, prima di uno, poi di tutti; l'anima, la cui bellezza supera quella di qualsiasi volto; le occupazioni e le leggi; e la conoscenza. In alto sta il Bello in sé, che sempre è, non nasce né perisce, non cresce né diminuisce, e non è bello da un lato e brutto dall'altro.

Chi era Diotima di Mantinea?

Una sacerdotessa di Mantinea che, nel Simposio, Socrate dice essere stata sua maestra nelle cose d'amore. Ed è a lei che egli attribuisce l'insegnamento centrale del dialogo.

Che cos'è l'"all'improvviso" nella scala dell'amore?

È la parola con cui Diotima descrive l'arrivo alla vetta: chi è salito fin lì vede all'improvviso una bellezza stupefacente, che non è più un corpo, una legge o un'idea, ma il Bello in sé. Il punto è che nessuno fabbrica questa visione: si sale gradino per gradino, e alla fine essa viene donata.

Continua: Che cos'è un amore platonico, secondo Platone · L'anima gemella, di Platone, e la risposta di Diotima · Il Simposio di Platone: riassunto e come leggerlo · Vivere le domande, di Rilke
Lezione di origine: O Banquete, de Platão | O que é, de verdade, o amor platônico