Il ghetto ebraico di Roma si visita in cinque tappe, nell'ordine: il Teatro di Marcello, il Portico d'Ottavia, il cuore del quartiere tra i suoi vicoli, Piazza Mattei con la Fontana delle Tartarughe, e la Sinagoga Maggiore di Roma, dove termina il percorso. È un circuito corto, percorribile in poco più di un'ora, ma denso: ogni fermata racchiude uno strato che passa inosservato a chi non sa cosa cercare.
Teatro di Marcello, il punto di partenza
Il percorso inizia davanti al Teatro di Marcello, uno dei monumenti più riconoscibili di Roma e, nonostante il nome simile, un teatro, non un anfiteatro. La differenza sta nella pianta: il teatro ha la forma di una mezzaluna, rivolta verso un punto fisso, eredità dei teatri greci; l'anfiteatro chiude il cerchio su entrambi i lati, un formato che seguono ancora oggi gli stadi di calcio. Il Colosseo segue direttamente l'ordine delle arcate sovrapposte del Teatro di Marcello, il che rende la sosta iniziale anche una chiave di accesso al monumento più famoso della città.
I fori visibili nella pietra non sono i danni del tempo: sono il segno di dove i ferri sorreggevano un rivestimento marmoreo oggi non più esistente, destinato, secoli dopo, alle chiese cristiane di Roma. Quello che vedi è, letteralmente, lo scheletro di ciò che era. Sulle tre colonne vicine, il capitello scolpito con foglie d'acanto identifica l'ordine corinzio, il più elaborato dei tre (dorico, ionico e corinzio) che i romani ereditarono dall'architettura greca.
Portico di Ottavia, ciò che resta di due biblioteche
La seconda tappa è il Portico d'Ottavia, costruito in onore di Ottavia Minore, sorella dell'imperatore Augusto. La struttura che rimane oggi è una piccola frazione di un complesso che ospitava, tra le altre funzioni pubbliche, due biblioteche: una con testi latini, l'altra con testi greci, separate per prassi, non per gerarchia. La catalogazione per lingua facilitava la ricerca, in un'epoca in cui l'élite romana leggeva Omero e le tragedie di Sofocle, Euripide ed Eschilo nell'originale greco.
Nel Medioevo lo stesso spazio divenne il mercato del pesce di Roma, un'inversione che ben riassume il destino di tanti monumenti antichi della città: la funzione nobiliare dimenticata, la funzione pratica che sopravvive.
Il cuore del ghetto, tra insegne e porte
Dopo il portico, il sentiero si addentra nelle strette vie dell'antico ghetto, istituito con la bolla Cum nimis absurdum, di papa Paolo IV, nel 1555, ed estinto solo nel 1870. È qui che, davanti ad alcune porte, compaiono piccole targhe di ottone incastonate nel marciapiede: le pietre d'inciampo, che segnano dove vivevano le famiglie ebree deportate nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. Il dettaglio cambia il ritmo del tour, e merita una tappa a sé, che questo cluster tratta separatamente.
Piazza Mattei e la Fontana delle Tartarughe
Il percorso prosegue fino a Piazza Mattei, una piccola piazza all'interno del ghetto stesso, dove si trova la Fontana delle Tartarughe. È la fermata più fotografata del circuito, e anche quella che i più descrivono erroneamente: la paternità della fontana e delle tartarughe che la decorano è più specifica di quanto di solito raccontano le leggende di strada, e merita un articolo a parte per non semplificare ciò che meriterebbe precisione.
La Sinagoga Maggiore di Roma, fine del percorso
Il tour si conclude davanti alla Sinagoga Maggiore di Roma (Tempio Maggiore), costruita tra il 1901 e il 1904, con una cupola quadrata che la distingue da ogni altra della città e simboli come la Stella di David e la Menorah, il candelabro a sette bracci che rappresentava, nel Tempio di Gerusalemme, una luce che non si spegneva. La presenza ebraica a Roma è documentata fin dal II secolo a.C., ancora in periodo repubblicano, il che la rende la comunità ebraica più antica d'Europa in continuità fino ai giorni nostri.
Cosa cambia con il repertorio
Chi percorre questo percorso senza contesto vede bellissime strade, una fontana fotogenica e un edificio religioso. Chi arriva sapendo cosa cercare riconoscerà, sullo stesso percorso, un teatro che ha insegnato a sorgere il Colosseo, una biblioteca bilingue trasformata in un mercato del pesce, una fontana la cui leggenda popolare smentisce il suo autore, e targhe di dieci centimetri che riportano nomi, date e destinazioni. La distanza tra queste due visite non è tempo, è preparazione.
Questo testo nasce da un luogo che si può visitare. Per vederlo da vicino, con chi studia e vive queste opere, segui il link: l'immersione culturale a Roma
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Scopri l'accompagnamentoDomande frequenti
Cosa vedere nel ghetto ebraico di Roma?
Il percorso classico prevede cinque fermate: il Teatro di Marcello, il Portico d'Ottavia, cuore del quartiere con le sue targhe commemorative, Piazza Mattei con la Fontana delle Tartarughe e la Sinagoga Maggiore di Roma, dove termina il tour.
Perché il quartiere è chiamato ghetto?
Perché lo ha stabilito tale la bolla Cum nimis absurdum, di papa Paolo IV, nel 1555, che obbligava la comunità ebraica di Roma a vivere isolata entro le mura. Il ghetto venne abolito solo nel 1870.
Quanto tempo ci vuole per visitare il ghetto ebraico di Roma?
Tra un'ora e un'ora e mezza per il percorso a piedi qui descritto, senza contare il tempo all'interno della Sinagoga Maggiore e del Museo Ebraico, che richiedono un ingresso separato.
Vale la pena visitare il ghetto ebraico di Roma con una guida?
Ne vale la pena, perché molto di quello che c'è da vedere non è riportato su nessuna targa: perché il Teatro di Marcello ha ispirato il Colosseo, perché la Fontana delle Tartarughe non appartiene a chi si dice sia, cosa significano veramente i segni sulla pietra.
Continua il percorso attraverso il ghetto: Fontana delle Tartarughe, in Piazza Mattei · Pietre d'inciampo nel ghetto di Roma · Ebrei a Roma, la comunità più antica · L'episodio del leone nel Don Chisciotte
Video di origine (YouTube): A História contada através do Bairro Hebraico em Roma (NousCast)