La comunità ebraica di Roma è la più antica in continuità d'Europa: la sua presenza è documentata fin dal II secolo aC, ancora in età repubblicana, senza l'interruzione che segna la storia ebraica in quasi ogni altro luogo del continente.
Dal periodo repubblicano all'impero
I primi ebrei arrivarono a Roma come commercianti ed emissari, in un'epoca in cui la città era ancora una repubblica, secoli prima del cristianesimo. La comunità crebbe insieme allo stesso potere romano, e sopravvisse ad esso: alla caduta dell'Impero, continuò lì, nello stesso territorio, cosa che nessun'altra comunità ebraica europea può dire di sé per lo stesso periodo di tempo. Altre importanti comunità del continente, come quelle della Spagna o della Renania, nacquero più tardi e furono, ad un certo punto della storia, totalmente o quasi espulse dal luogo in cui si erano formate. Quello di Roma non ha mai smesso di esistere nello stesso posto.
Durante il periodo imperiale, la presenza ebraica a Roma crebbe tanto da lasciare il segno nella cultura stessa della città, in un'epoca in cui l'élite romana leggeva in originale i classici greci, Omero e le tragedie di Sofocle, Euripide ed Eschilo. La convivenza tra comunità diverse faceva parte del funzionamento quotidiano di una capitale che amministrava un impero multietnico, ed è in questo contesto, prima ancora di ogni segregazione formale, che la comunità ebraica si afferma come parte permanente del panorama romano.
L'Arco di Tito e la diaspora
Il punto di riferimento visivo più antico di questa storia si trova nel Foro Romano, nell'Arco di Tito, eretto intorno all'81 d.C. in onore della vittoria dell'imperatore nella campagna militare della Giudea. Il rilievo interno dell'arco raffigura il saccheggio del Tempio di Gerusalemme: soldati romani trasportano la menorah, il candelabro dorato a sette bracci che era sempre acceso nel tempio, simbolo di una presenza che, secondo la tradizione ebraica, non doveva mai spegnersi. Tito, figlio di Vespasiano, comandò quella campagna, e l'arco celebra quello che, per la storia ebraica, è l'inizio della grande diaspora.
Il ghetto del 1555
Per più di mille anni gli ebrei vissero a Roma senza segregazione formale. La situazione cambia nel 1555, quando papa Paolo IV pubblica la bolla Cum nimis absurdum, che obbliga la comunità a vivere isolata entro mura, in un territorio paludoso sulle rive del Tevere, con i cancelli chiusi all'imbrunire. Il ghetto di Roma durò più di tre secoli: venne estinto solo nel 1870, quando la caduta del potere temporale pontificio e l'annessione della città al Regno d'Italia portarono all'emancipazione civile.
I tre secoli di ghetto non interrompono la comunità, ma la comprimono: un territorio piccolo, sovrappopolato, soggetto a specifiche leggi sulla professione e sulla circolazione, nel cuore della stessa città dove la presenza ebraica esisteva già da più di millesettecento anni. È questo contrasto, tra l'antichità della comunità e la clausura vissuta in seguito, che rende la storia di Roma diversa da quella di altre città europee: il ghetto non è l'inizio della presenza ebraica lì, è un episodio all'interno di una continuità molto più lunga.
La Sinagoga Maggiore e ciò che rimane
L’emancipazione apre la strada, decenni dopo, alla costruzione della Sinagoga Maggiore di Roma, il Tempio Maggiore, edificata tra il 1901 e il 1904 nell’area dell’ex ghetto, con una cupola quadrata che non si ripete in nessun’altra sinagoga della città. Segna, dal punto di vista architettonico, la fine di un’era di isolamento. Ma la storia che attraversa questi duemila anni non è lineare: accanto alla continuità più lunga in Europa c’è anche l’era del 1943, trattata separatamente in questo cluster, perché la stessa comunità sopravvissuta all’Impero non è sopravvissuta integralmente al XX secolo.
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Vedi letture consigliateDomande frequenti
Perché la comunità ebraica di Roma è definita la più antica d'Europa?
Perché è l'unico del continente con una presenza documentata e continuativa fin dal periodo precristiano, II secolo a.C., senza interruzioni fino ad oggi, attraversando l'Impero, il Medioevo, il ghetto e l'era moderna.
Cosa rappresenta l’Arco di Tito per questa storia?
L'arco, datato intorno all'81 d.C., celebra la vittoria di Tito in Giudea e presenta un rilievo raffigurante il saccheggio del Tempio di Gerusalemme, con i soldati romani che trasportano la menorah, il candelabro a sette bracci. È la più antica testimonianza visiva della diaspora ebraica a Roma.
Quando e perché venne creato il ghetto di Roma?
Nel 1555, con la bolla Cum nimis absurdum, di papa Paolo IV, che obbligava la comunità ebraica a vivere isolata entro le mura, con i cancelli chiusi di notte. Durò fino al 1870, quando l'annessione di Roma al Regno d'Italia estinse il ghetto e portò all'emancipazione civile.
Quando fu costruita la Grande Sinagoga di Roma?
Tra il 1901 e il 1904, nell'area dell'ex ghetto, con una cupola quadrata che la distingue da ogni altra sinagoga della città.
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