Leggi. Finisci i libri, li sottolinei, li annoti, e la lista dell'anno è lunga. Eppure, quando guardi te stesso, hai l'impressione di essere più o meno dove eri. Da qui nasce la domanda che molti si fanno a bassa voce: leggere molti libri fa bene? Sì. Solo che il tuo dubbio è più preciso di quanto sembri, e Platone ha una risposta, scritta subito dopo l'allegoria della caverna.
Fa bene, ma il bene non sta nella quantità
Leggere molto fa bene, e nulla nel passo di Platone che qui conta dice il contrario. Quello che lui respinge, nel libro VII della Repubblica, è un'idea di educazione molto diffusa: quella secondo cui educare sarebbe mettere conoscenza in un'anima che non la possiede (518b-c). Dice che alcuni sostengono questo, e l'immagine che sceglie per l'idea è volutamente violenta: sarebbe come dare la vista a occhi ciechi.
La lezione di origine di questo articolo mette la stessa idea in una scena più domestica. Immagina l'educatore come un chirurgo che ti apre la mente, ci mette dentro tutto il contenuto e richiude. Arriveresti vuoto, usciresti pieno, e basta. Se educare fosse questo, conterebbe la quantità: più libri, più formazione. È proprio questo calcolo che Platone smonta, ed è per questo che la tua domanda, posta nel modo giusto, è una domanda platonica.
L'occhio già vede
La risposta di Platone è che nessuno deve installarti la vista. In parafrasi del passo centrale (518c-d): l'educazione sarebbe l'arte di far girare questo organo nel modo più facile ed efficace, non quella di dargli la vista, perché la vista già ce l'ha. Gli manca trovarsi nella posizione giusta e guardare dove deve, e l'educazione è l'arte di dargli i mezzi per farlo.
Guarda cosa cambia. Il problema smette di essere la capacità e diventa la direzione. Non leggi poco né capisci poco: l'occhio funziona ed è puntato dalla parte sbagliata. E il giro che chiede non riguarda solo l'occhio. Platone dice che l'occhio non riesce a passare dal buio alla luce senza il corpo intero, e che allo stesso modo bisogna far girare tutta l'anima. La parola greca per questo rivolgimento è periagogé (περιαγωγή), condurre intorno, conversione. Educare, in questo senso, è girare, non riempire.
Si possono leggere cento libri guardando la parete
Ecco la conseguenza pratica, ed è la parte che quasi nessuno racconta. La lezione la formula così: puoi leggere cento libri come quegli uomini che guardano le ombre sulla parete. Non ignorano niente di ciò che vedono. Conoscono le ombre, le sanno nominare, e nella caverna di Platone ci sono perfino premi e onori per chi le distingue con più acume (516c). Quello che manca loro non è un'informazione sulla parete, è il giro.
Nota che Platone non parla di libri. Parla di educazione, e la traduzione alla lettura è della lezione, non sua. Ma la traduzione è fedele all'immagine: accumulo e rivolgimento sono cose diverse, e si può avere molto del primo senza nulla del secondo. Chi esce da un bel libro esattamente com'era entrato non ha imparato di meno: ha imparato rivolto verso la stessa direzione.
E c'è una cosa che tranquillizza. Platone non incolpa i prigionieri. Sono nati in quella posizione, e nessuno ha scelto la parete. Il punto di partenza può essere poco o molto, e la formazione si costruisce col tempo. Se senti di leggere molto e cambiare poco, la domanda che il testo apre non è perché hai fallito, ma come si libera qualcuno che si trova in quella posizione.
Cosa fa girare l'occhio: il testo che resiste
Se educare è girare, la domanda successiva è con cosa. La risposta di Platone non è vaga: ciò che tira l'anima da ciò che cambia verso ciò che resta è quello che obbliga il pensiero a lavorare quando i sensi non risolvono. L'esempio preferito è la matematica, e dopo di essa la dialettica, che alla fine del percorso è la capacità di rendere ragione di ciò che una cosa è (522c-531c; 532a-534b).
Il criterio che ne deriva vale per ogni lettore, e la lezione lo dice senza giri di parole: il testo che non ti sfida ti intrattiene. Le letture che si limitano a confermare ciò che già sai distraggono bene, ma non fanno girare nessuno. Ciò che forma è la lettura, la conversazione, lo studio che ti resistono. Per questo la domanda utile, quando chiudi un libro, non è quanti ne hai già letti. È che cosa ti ha costretto a guardare che prima non guardavi.
Qualcuno dal lato che indica
La lezione aggiunge un ultimo pezzo, che cambia il ruolo di chi insegna. La parola educare viene da educere, condurre. L'insegnante non è la fonte: è chi sta accanto e dice "guarda da quella parte". La mente non è sua, gli occhi non sono suoi. Questo è liberante per chi impara, perché la sua formazione non dipende dall'accesso a qualcuno di speciale, ed è anche per questo che la formazione, come insiste la lezione, di solito non è un percorso solitario. Leggere insieme, ascoltare la riflessione di un'altra persona e avere con chi scambiare idee aiutano a girare più della pila di volumi sul comodino.
Dunque, leggere molti libri fa bene, e il dubbio di chi legge molto e non cambia merita di essere preso sul serio. Non chiede di leggere di meno. Chiede di fare caso a dove stai guardando. Tutto ciò che di Platone appare in questo articolo è parafrasi, con la numerazione di Stephanus e l'edizione di riferimento della Repubblica di Maria Helena da Rocha Pereira (Fondazione Calouste Gulbenkian). Il libro VII è breve, e la via più diretta per verificare cosa Platone abbia davvero scritto, dopo aver visto la lezione, è leggerlo, non solo il mito, ma le pagine che vengono dopo.
Letture del Nous
Leggi i classici in profondità
La nostra lista di oltre 230 libri consigliati, commentati e organizzati per tema, per non leggere al buio.
Vedi le letture consigliateDomande frequenti
Leggere molti libri fa bene?
Sì, e il passo di Platone che conta qui non dice il contrario. Quello che lui nega, nel libro VII della Repubblica (518b-d), è che accumulare sapere sia ciò che forma una persona. Educare, per lui, vuol dire girare lo sguardo dell'anima verso dove dovrebbe essere rivolto, e questo la quantità letta non lo garantisce.
Leggere troppo può far male?
Non per eccesso di lettura in sé. Il rischio che la lezione segnala è un altro: leggere cento libri e uscirne uguali, perché l'accumulo non fa girare nessuno. Chi legge molto senza lasciarsi girare resta come il prigioniero della caverna che conosce bene le ombre, e solo quelle.
Perché leggo molto e resto lo stesso?
Perché, nell'immagine di Platone, il problema raramente è la mancanza di vista. L'occhio già vede, ma è puntato dalla parte sbagliata, e un'informazione nuova, da sola, non cambia la direzione. Platone non accusa chi si trova in questa posizione: nessuno ha scelto la parete in cui ha cominciato.
Che cos'è la periagogé in Platone?
È la parola greca (περιαγωγή) con cui Platone indica l'educazione come rivolgimento, l'arte di far girare. Non si gira solo l'occhio, si gira l'anima intera, allo stesso modo in cui l'occhio non riesce a passare dal buio alla luce senza il corpo intero.
Come si interpreta oggi il mito della caverna?
Secondo la lettura che fa questo video, la caverna descrive chi legge, ascolta e studia molto e resta uguale: il problema non è la mancanza di impegno né di capacità, ma accumulare guardando sempre dalla stessa parte. La via d'uscita che Platone indica subito dopo il mito, nel libro VII della Repubblica (518b-d), è girare lo sguardo, non riempire la testa.
Continua: L'educazione secondo Platone: dopo il mito della caverna · Libro difficile da capire: quando il disagio aiuta · Paideia: la formazione non è istruzione · Cosa significa "nessuno entra due volte nello stesso fiume"?
Lezione di origine: O Mito da Caverna explicado: a educação segundo Platão