Métis: l'intelligenza di Odisseo non è astuzia

Lezione di origine: Odisseia, de Homero

Se hai mai sentito dire che il tratto distintivo di Ulisse è l'astuzia, vale la pena fermarsi un momento prima di accettare la parola così com'è. In italiano, astuzia sa di inganno, di un vantaggio ottenuto su qualcun altro con mezzi non proprio puliti. Non è questo che descrive il poema. La parola greca è métis, e nomina qualcosa di più nobile e più utile: l'intelligenza che funziona sul momento, nel mezzo del problema, con ciò che si ha a disposizione.

Quello che la parola "astuzia" nasconde

Ogni traduzione semplifica, e questa semplifica troppo. Chiamare Odisseo astuto suggerisce un personaggio che inganna per vizio, che approfitta perché gli piace. Il poema mostra un'altra cosa: un uomo che pensa bene proprio quando le condizioni sono peggiori, senza risorse, senza tempo, senza esercito. La forza era di Achille, e Achille morì a Troia. L'eccellenza di Odisseo è un'altra, ed è quella che lo riporta a casa vivo.

L'intelligenza che funziona sul momento

Métis è l'intelligenza situazionale: quella del pilota che sente cambiare il vento prima che qualsiasi strumento lo avvisi, quella del medico che coglie nello sguardo del paziente che qualcosa non va prima che lo confermi l'esame, quella dell'artigiano che conosce il legno dal peso, prima di tagliarlo. Nessuno dei tre sta ingannando nessuno. Stanno leggendo la situazione reale e rispondendo con ciò che hanno a portata di mano. È questo tipo di sapere, pratico e immediato, che la parola greca nomina, e che "astuzia" da sola non copre.

Polytropos: l'uomo dalle molte svolte

Omero dà già la misura nel primo verso del poema:

"Parlami, Musa, dell'uomo versatile che tanto vagò, dopo aver distrutto la sacra cittadella di Troia." (Odissea, Canto I, secondo la traduzione portoghese di Frederico Lourenço)

"Versatile" traduce polytropos, e una delle rese più belle del termine è "l'uomo dalle molte svolte": svolte di cammino, perché vaga per tutto il Mediterraneo prima di tornare a casa, e svolte di modo, perché cambia approccio a ogni nuovo ostacolo. Non esiste una tattica unica di Odisseo. Esiste la disposizione a trovare, ogni volta, la risposta che la situazione richiede.

Achille insegna a morire bene, Odisseo insegna a tornare

Qui sta il coraggio editoriale del poema, ed è facile non accorgersene perché oggi ha già vinto. Il mondo greco prima di Omero venerava la forza pura: il guerriero che muore giovane, in gloria, e diventa leggenda. È il modello di Achille. L'Odissea prende quel mondo e propone un altro eroe, quello che pensa meglio, e dice che è lui, non il più forte, a riuscire a tornare a casa. Achille insegna a morire bene. Odisseo insegna a tornare.

La differenza conta anche fuori dal poema. Nessuna situazione reale aspetta la forza bruta: aspetta chi legge il vento, lo sguardo, il peso del legno, e adatta il proprio modo di agire a ciò che il momento richiede. È questa l'intelligenza che l'Odissea sceglie come quella che sopravvive, ed è quella che dà il nome all'eroe più ricordato della letteratura occidentale.

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Domande frequenti

Cosa significa métis nell'Odissea?

È l'intelligenza che funziona sul momento, nel mezzo del problema, con ciò che si ha a disposizione, come il pilota che sente cambiare il vento o l'artigiano che conosce il legno dal peso. Non è inganno: è l'eccellenza pratica che Odisseo ha al posto della forza bruta di Achille.

Qual è la differenza tra métis e astuzia?

In italiano, astuzia suggerisce malizia o inganno da poco. Métis è più ampia: è la capacità di pensare bene dentro la situazione reale, con i limiti concreti che essa impone, e non una virtù moralmente sospetta.

Perché Omero chiama Odisseo polytropos?

Polytropos, nel primo verso del poema, vuol dire "l'uomo dalle molte svolte": svolte di cammino e svolte di modo. È il ritratto più economico che esista del personaggio, e spiega perché risolve tutto cambiando approccio, mai insistendo sulla forza.

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