Cos’è l’hybris nella tragedia greca e romana

Hybris è una delle parole chiave della tragedia antica e una delle più mal tradotte. Non è semplicemente orgoglio. È l'eccesso, l'eccesso di chi si pone al di sopra del limite umano, e quindi si prepara alla propria caduta. Comprendere l'hybris significa capire perché gli eroi tragici cadono, compreso il Cesare di Shakespeare.

L'eccesso che precede la caduta

Per i Greci esiste una misura specifica per ogni cosa, e l'essere umano ha la sua: è mortale, limitato, soggetto al caso e agli dei. hybris è la rottura di questa misura. È l'uomo che, ebbro di potere o di successo, comincia ad agire come se fosse al di sopra della condizione umana, come se le regole che valgono per tutti non valgano per lui.

Nella struttura della tragedia, l'hybris non è un dettaglio morale, è il motore della trama. È il difetto che costituisce il destino: quanto più l'eroe supera ogni misura, tanto più sicura diventa la caduta. Non come punizione esterna e arbitraria, ma come naturale conseguenza dell'aver perso il senso dei propri limiti.

Quando un uomo parla di sé come se parlasse di un monumento, non si vede più in carne ed ossa.

L'arroganza di Cesare

Shakespeare inserisce questo avvertimento proprio all'inizio di Giulio Cesare. Nel culmine dell'idolatria popolare, Cesare parla di sé in terza persona: "Ti spiego solo ciò che si può temere, ma non temo nulla: sarò sempre Cesare". Da notare l'uso del proprio nome, come se si trattasse di un'istituzione, non di un uomo. Poi insiste: "Siamo due leoni, nati in un giorno, ma io sono il più grande e sono il più terribile. Sì, Cesare se ne andrà", proprio quando dovrebbe restare a casa.

Questa è l'ibridazione in azione. Cesare ha smesso di considerarsi mortale, ed è questa cecità, più dei pugnali, a tradirlo. L'eccesso che precede la caduta era già dato prima del primo colpo. Ecco perché la tragedia non inizia con la cospirazione, ma con un uomo che ha dimenticato di essere un uomo.

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Domande frequenti

Cos'è l'ibridazione?

Hybris è l'eccesso, l'arroganza eccessiva di chi si pone al di sopra degli standard umani e sfida, senza rendersene conto, i limiti che appartengono a un mortale. Nella tragedia greca e romana è l'orgoglio che precede e prepara la caduta.

Qual è il rapporto tra hybris e la caduta dell'eroe?

Nella struttura tragica, l'hybris è il difetto che costituisce il destino: l'eroe si eleva troppo, perde la misura, e questo eccesso attira la rovina. Non è una punizione esterna arbitraria, è la conseguenza dell’aver superato il limite.

Dove appare l'hybris in Giulio Cesare?

Nel modo in cui Cesare parla di sé. Quando dice "Sarò sempre Cesare", in terza persona, come se parlasse di un monumento, non si vede più in carne ed ossa. È il primo avvertimento della tragedia.

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Classe di origine (YouTube): Júlio César, de Shakespeare (NousCast)