Il tirannicidio preventivo significa uccidere un governante per il male che potrebbe fare, non per il male che ha già commesso. Agisce in anticipo, contro una tirannia che non è ancora avvenuta. Questo è il dilemma che sottende ogni scena del Giulio Cesare di Shakespeare, ed è un problema che non si estingue nel 44 a.C.
Uccidi ciò che ancora non esiste
Cesare, nella commedia, non è un tiranno. Vinse la guerra civile, perdonò i suoi nemici e fu acclamato dal popolo. Il complotto agisce contro ciò che lui può diventare. Bruto formula la logica in un'immagine esatta: Cesare è come l'uovo del serpente, che «deve essere ucciso mentre è ancora nel guscio», prima che diventi velenoso.
Qui sta la differenza cruciale. Il tirannicidio classico risponde a un crimine commesso: il tiranno viene rovesciato per il male che fa. Il tirannicidio preventivo risponde a una predizione: qualcuno viene eliminato a causa del male che si teme faccia. Si giudica un atto; l'altro, una presunta intenzione.
Perché il problema è insolubile
La difficoltà etica è che una previsione può essere sbagliata, e non c’è modo di confermarla senza lasciare che il futuro accada, il che è proprio ciò che vogliamo impedire. In che misura la paura di un possibile male giustifica un’azione violenta contro di esso adesso? Pensa a una decisione che hai preso per paura di ciò che “potrebbe” accadere, piuttosto che di ciò che è realmente accaduto. Era prudenza o era un eccesso?
Il rimedio di Bruto non impedisce la tirannia: produce guerra civile, proscrizioni e l'ascesa di Ottavio, proprio l'impero che voleva evitare.
La risposta che dà la storia
Shakespeare non chiude la questione nel discorso, la chiude nella trama. L'assassinio di Cesare non salva la Repubblica: apre una guerra civile che uccide cento senatori, tra cui Cicerone, e si conclude con la concentrazione del potere nelle mani di Ottavio, il primo imperatore. Bruto voleva fermare un uomo troppo forte; contribuito a creare l'Impero.
È la lezione più dura dell'opera: la purezza morale senza la prudenza è catastrofica. Ogni volta che qualcuno oggi agisce per prevenire un male che esiste solo come possibilità, entra in gioco questa stessa logica, e lo stesso Shakespeare lascia la domanda senza una risposta facile. La domanda resta tua: è legittimo uccidere per fermare un male che ancora non esiste?
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Cos’è il tirannicidio preventivo?
È l'omicidio di un sovrano non per il male che ha già commesso, ma per il male che si teme faccia. Agiamo in anticipo, contro una tirannia che è ancora solo una possibilità.
Qual è il problema etico del tirannicidio preventivo?
Che punisce una presunta intenzione, non un atto. Si basa su una previsione del futuro che può essere sbagliata e, quando usa la violenza contro un male che ancora non esiste, di solito produce esattamente il male che voleva evitare.
Come affronta Giulio Cesare questo argomento?
Bruto uccide Cesare per quello che avrebbe potuto diventare, non per quello che ha fatto: l'uovo del serpente che deve essere schiacciato nel suo guscio. Il risultato smentisce la scommessa: il crimine non impedisce la tirannia, genera la guerra civile e l’Impero.
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Classe di origine (YouTube): Júlio César, de Shakespeare (NousCast)