«Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato.» Così si apre il Salmo 51, detto anche Miserere dalla prima parola della sua versione latina: la preghiera più nota della tradizione biblica su cosa fare di fronte alla propria colpa.
Un re caduto
La tradizione attribuisce il salmo al re Davide, dopo che egli stesso era caduto nel peccato. E il gesto che il salmo registra è ciò che lo rende straordinario: Davide non si nasconde, non si giustifica, non scarica la responsabilità. Si inginocchia e prega, chiedendo misericordia, non un'assoluzione facile, misericordia. È la differenza tra un uomo che finge innocenza e un uomo che affronta ciò che ha fatto.
La preghiera di chi non scappa
Il Salmo 51 non è una supplica generica. È strutturato, versetto dopo versetto, come l'itinerario di chi riconosce la propria trasgressione, chiede di esserne lavato e, alla fine, chiede anche un cuore nuovo, non solo il perdono per il passato, ma la capacità di non ripetere l'errore. È l'intera architettura della penitenza, in un'unica poesia.
La stessa preghiera di Gregorius
Questa è esattamente la logica che percorre L'eletto, di Thomas Mann. Gregorius, scoperto il proprio peccato, non cerca scuse né si nasconde: fa diciassette anni di penitenza su una roccia, cercando non una pena più leggera, ma una vera purificazione. È la stessa struttura spirituale del Salmo 51, raccontata in un romanzo invece che in una poesia.
Il penitente dipinto
Secoli dopo, Caravaggio dipinse la stessa scena interiore. Nel Davide con la testa di Golia, il volto del gigante sconfitto è l'autoritratto del pittore stesso, fuggitivo, condannato a morte per omicidio. Non è un'immagine di vittoria: è una richiesta di clemenza dipinta a olio, lo stesso gesto del Salmo 51, quello del peccatore che tende la propria colpa invece di nasconderla.
Nessuno è troppo grande per inginocchiarsi, e nessuno porta una colpa troppo pesante per essere sollevato. Questa è la promessa che apre il Salmo 51, che Gregorius attraversa in diciassette anni di pietra, e che Caravaggio dipinse sul proprio volto.
Studio approfondito
Corso di Storia della Chiesa, con il Prof. Dott. Rodrigo Bitencourt
Lettura approfondita della tradizione della Chiesa, capitolo per capitolo, con il Prof. Dott. Rodrigo Bitencourt.
Scopri il corsoDomande frequenti
Cosa dice il Salmo 51?
Si apre con la richiesta «pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato». È la preghiera di un uomo caduto nel proprio peccato che, invece di nascondersi o giustificarsi, si mette in ginocchio e chiede la purificazione. È conosciuto anche con il primo termine della sua versione latina, Miserere.
Chi ha scritto il Salmo 51 e perché?
La tradizione attribuisce il salmo al re Davide, caduto nel proprio peccato. Invece di nascondere la sua colpa o difendersi, prega per ottenere misericordia, gesto che la tradizione legge come modello di preghiera penitenziale.
Che rapporto c'è tra il Salmo 51 e L'eletto, di Thomas Mann?
È la stessa logica di fondo: Gregorius, come Davide, affronta la propria colpa invece di scappare da essa e non cerca una scusa, ma una purificazione. Caravaggio, nel dipinto Davide con la testa di Golia, dipinse il proprio volto come quello del peccatore sconfitto, nello stesso gesto di supplica.
Continua: Davide con la testa di Golia, di Caravaggio · Caravaggio e la Bibbia · L'eletto, di Thomas Mann: sintesi e analisi · L'episodio del leone nel Don Chisciotte
Lezione di origine: O Eleito, de Thomas Mann