Di Anassimandro, il secondo dei filosofi di Mileto, rimane una sola frase. Non un libro, non un trattato, una frase, conservata per caso in una citazione di un altro autore, secoli dopo. E anche questa singola frase non ci giunge in forma stabile: ogni traduzione la restituisce con un peso leggermente diverso.
Il frammento
In una versione italiana molto citata, il testo recita: "Da dove gli enti hanno origine, lì hanno anche la loro dissoluzione, secondo necessità; essi pagano infatti a vicenda la pena e il riscatto dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo". La frase è stata conservata da Simplicio, commentatore del VI secolo dopo Cristo, in un commento alla Fisica di Aristotele (24,13), ed è catalogata dagli storici della filosofia con il codice DK 12 B1 (Diels-Kranz, la numerazione standard dei frammenti presocratici).
Perché sembra un tribunale
La frase utilizza il vocabolario giuridico per descrivere un processo naturale: "pena", "punizione", "ingiustizia". Anassimandro sembra descrivere la nascita e la morte delle cose, il caldo che cede al freddo, il secco che lascia il posto all'umido, come se ogni elemento commettesse un'ingiustizia esistendo a scapito del suo opposto, un'ingiustizia che il tempo esige, con gli interessi, come un giudice. È un'immagine di rara forza poetica: l'universo come corte permanente, dove nulla assume più esistenza di quella che ha senza doverla restituire.
Perché le traduzioni differiscono l'una dall'altra
Se confronti le diverse edizioni del frammento, noterai che non corrispondono mai esattamente. Ciò non è colpa di alcun traduttore specifico: l'originale greco utilizza termini come dikē (δίκη, giustizia, pena) e tísis (τίσις, punizione) in modo ambiguo, che oscilla tra il significato giuridico letterale e la metafora applicata alla natura. Ogni traduttore decide, frase per frase, quanto peso dare a questa metafora del giudizio, e il risultato sono versioni notevolmente diverse della stessa idea centrale. Leggere più traduzioni affiancate, invece di sceglierne una sola come definitiva, è il modo più onesto per avvicinarsi a ciò che Anassimandro voleva dire: un frammento di duemilaseicento anni non si arrende a un'unica traduzione, e questa resistenza fa parte di ciò che ha da insegnare.
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Qual è l'unico frammento di Anassimandro?
"Da dove gli enti hanno origine, lì hanno anche la loro dissoluzione, secondo necessità; essi pagano infatti a vicenda la pena e il riscatto dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo." Conservato da Simplicio, nel suo commento alla Fisica di Aristotele (24,13), è catalogato come DK 12 B1.
Perché è rimasto solo un frammento di Anassimandro?
Perché, come quasi tutti i presocratici, non è giunto a noi in un'opera completa, ma solo con citazioni e parafrasi di autori successivi. Simplicio, commentatore del VI secolo dopo Cristo, conservò questa frase commentando la Fisica di Aristotele.
Perché le traduzioni del frammento di Anassimandro differiscono così tanto?
Perché il greco originale usa termini legali, dikē (giustizia, pena) e tisis (retribuzione), applicati a un processo naturale, non a un tribunale umano. Ogni traduttore decide quanto peso dare alla metafora del giudizio, che produce versioni notevolmente diverse della stessa frase.
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