SPQR, cosa significa

Lezione di origine: A História contada através do Bairro Hebraico em Roma

SPQR sta per Senatus PopulusQue Romanus, in latino: "il Senato e il popolo di Roma". È l'acronimo più ripetuto della città, inciso nella pietra fin dall'antichità e ancora oggi impresso sui tombini e sui bidoni della spazzatura, ma il dettaglio che spiega l'acronimo viene quasi sempre tralasciato.

Il dettaglio che nessuno spiega: l'enclitico -que

La maggior parte delle persone legge SPQR come quattro parole separate: Senatus, Populus, Que, Romanus. Non è quello. La "Q" non è una parola, è un enclitico, una particella attaccata alla fine della parola precedente. In Populus + que, la -que si attacca a "Populus" e funziona esattamente come la congiunzione "e" funziona in italiano. Senatus PopulusQue Romanus si legge quindi "il Senato e il popolo romano", in un'unica frase continua, non in un elenco di quattro voci.

Il latino usa frequentemente questa caratteristica e il nome della congiunzione più comune nella lingua, "et", coesiste con questa forma attaccata alla parola. È la stessa logica di "et cetera", "e il resto", tranne che la particella viene separatamente. In SPQR era saldato alla parola precedente, ed è proprio questa saldatura a confondere chi cerca di decifrare lettera per lettera l'acronimo, come se a ciascuna corrispondesse una parola isolata. Il riconoscimento dell'enclitico cambia d'ora in poi il modo di leggere qualsiasi iscrizione romana, perché riappare in testi latini di ogni tipo, dalle leggi ai poemi.

Una formula politica, non solo un acronimo

SPQR non nomina un luogo o un’istituzione isolata: nomina un’idea di governo. La formula afferma che l'autorità di Roma proveniva da due fonti distinte, il Senato, che rappresentava l'aristocrazia, e il popolo, riunito in assemblee. Nessuno dei due da solo era sufficiente a legittimare una decisione pubblica; ci voleva il Senato e il popolo, sempre entrambi. L'acronimo compare nelle iscrizioni ufficiali fin dai tempi della Repubblica, e uno dei casi più citati è quello del Tempio di Saturno, nel Foro Romano, che fungeva anche da tesoreria pubblica della città. Lì, inciso nella pietra accanto al denaro dello Stato, l'acronimo diceva letteralmente a chi apparteneva quel potere.

Il dettaglio curioso è che questa formula è sopravvissuta alla stessa forma di governo che descrive. Roma smise di essere una repubblica nel I secolo a.C., quando il potere si concentrò nelle mani degli imperatori, ma l'acronimo continuò ad essere utilizzato nelle legioni, nei monumenti pubblici e nelle monete, anche quando il Senato aveva già pochissimo potere decisionale reale. È un raro caso di simbolo politico che attraversa il cambiamento del regime che lo ha generato, mantenuto più per forza di tradizione e identità civica che per precisione istituzionale.

Perché è sopravvissuto fino ai giorni nostri?

Roma mantenne SPQR come simbolo ufficiale del comune anche dopo aver cessato di essere repubblica, dopo la fine dell'Impero, dopo secoli di papato e dopo l'Unità d'Italia. Oggi la sigla è ovunque: sui tombini, sui bidoni della spazzatura pubblica, sui mezzi comunali, sui segnali stradali. Non è una decorazione storica, è lo stemma della città nell'uso corrente.

Passare davanti all'acronimo senza accorgersene è facile, perché è diventato parte dello sfondo visivo della città, come un logo che in realtà nessuno legge più. Ma l'effetto è opposto quando si sa cosa dice: ogni tombino inizia a portare un'intera frase politica, formulata prima di Cristo, sulla provenienza dell'autorità di un governo. Chi passeggia per Roma con attenzione troverà la stessa formula di più di duemila anni fa impressa su un banale oggetto di uso quotidiano, a prova che alcune idee sopravvivono meno attraverso un monumento eretto ad arte e più attraverso la ostinata ripetizione in un acronimo di quattro lettere.

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Domande frequenti

Cosa significa SPQR?

È l'acronimo di Senatus PopulusQue Romanus, in latino: "il Senato e il popolo di Roma". Riassume, in una frase, la formula che usavano i romani per dire che il potere dello Stato proveniva da due fonti, il Senato e il popolo, e non da un solo uomo.

Qual è la "Q" all'interno di SPQR?

Non è una parola propria, è l'enclitico -que, attaccato alla fine di "Populus". In latino, -que funziona come la congiunzione "e": Populus + que = "e il popolo". Ecco perché l'acronimo suona strano a chiunque cerchi di separare quattro parole distinte.

Da dove nasce l’acronimo SPQR?

L'espressione compare nelle iscrizioni ufficiali fin dai tempi della Repubblica Romana, e uno dei casi più citati è nel Tempio di Saturno, nel Foro Romano, che custodiva anche il tesoro pubblico di Roma.

Perché SPQR appare ancora oggi a Roma?

Perché la città ha adottato l'acronimo come simbolo ufficiale del comune, e rimane stampato sui tombini, sui bidoni della spazzatura, sui veicoli e sulle insegne pubbliche di tutta la città, più di duemila anni dopo la sua coniazione.

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