Voi siete la nostra lettera: Platone, Paolo e la scrittura

Lezione di origine: F&T 3.4 - Fedro, de Platao

"Voi siete la nostra lettera." La frase è di Paolo, e chi la cerca di solito vuole il senso del versetto. Questo articolo fa un'altra cosa, e dice quale: non è un commento di 2 Corinzi 3, è il ponte che la lezione sul Fedro traccia tra Paolo e Platone, che lo precedette di quattro secoli, a proposito di un'idea simile: ciò che conta davvero resta scritto in chi impara, e non solo sulla carta.

Il versetto e il suo indirizzo

Paolo scrive ai cristiani di Corinto, che avevano ricevuto da lui il Vangelo. E dice loro di non aver bisogno di lettere di raccomandazione. Paolo, che scrisse molte lettere, indica l'altro lato: la lettera che lo raccomanda sono i corinzi stessi.

"Voi siete la nostra lettera, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di carne, nei cuori" (2 Corinzi 3,2-3). Nota che il versetto stesso lavora sui contrasti: inchiostro e Spirito, pietra e carne. Chi scrive, dove si scrive e con che cosa, tutto questo è in gioco nella frase.

Platone, quattro secoli prima

Il Fedro finisce diffidando della scrittura. Nel mito di Theuth e Thamus, il re d'Egitto rifiuta il dono delle lettere: chi vi si affiderà ricorderà dall'esterno, attraverso segni, e non dall'interno. Il mito intero è in Mito di Theuth: perché Platone diffidava della scrittura. Ciò che interessa qui è il passo successivo di Socrate.

Socrate paragona la scrittura a una pittura: le figure dipinte sembrano vive, ma se qualcuno le interroga restano gravemente in silenzio (Fedro 275d). Un testo dice sempre la stessa cosa, non sa con chi parla, non si difende e non spiega. E allora Socrate dice che esiste un'altra scrittura, quella legittima: quella che si fa, con conoscenza, nell'anima di chi impara (276a). È questo il sapere che risponde. È ciò che riesci a dire con la tua stessa bocca, e a difendere quando qualcuno dissente.

Il ponte: la scrittura nell'altro

Metti insieme i due passi. In Platone, il sapere che vale è quello che resta scritto nell'anima di chi impara, nella conversazione viva con chi insegna. In Paolo, i cristiani sono una lettera scritta nei cuori. Le date dicono che non si tratta di contemporanei: il Fedro è di circa 370 a.C., e la seconda lettera ai Corinzi di circa 55-57 d.C. La lezione non afferma che Paolo abbia letto il Fedro. Ciò che fa è avvicinare le due idee, e l'avvicinamento è questo: l'immagine della scrittura in chi impara, invece della scrittura sulla carta, compare ai due capi.

Dove termina il ponte: chi scrive

È qui che le due idee si separano, e la lezione è chiara al riguardo. L'idea di Platone, quella della scrittura nell'anima di chi impara, viene portata da Paolo in un luogo dove lui non poteva arrivare. In Platone, chi scrive nell'anima di chi impara è il maestro, che trasmette la parola nella conversazione. In Paolo, chi scrive nel cuore non è soltanto un maestro che conversa: è la parola che viene da Dio, attraverso il suo strumento. Nel versetto, è lo Spirito del Dio vivente.

Per questo il ponte serve a vedere ciò che c'è di comune, e non serve a fare dell'uno il discepolo dell'altro. Platone non poteva arrivare dove arriva Paolo, e ciò che separa i due sta in una frase: in Paolo, chi scrive è Dio. Se la domanda che ti ha portato qui è quella su Platone e Dio, l'argomento è in Platone credeva in Dio? Il demiurgo del Timeo.

La lettera uccide, e lo Spirito dà la vita

Subito dopo il versetto arriva la frase che la lezione usa per riassumere la differenza: la lettera uccide, e lo Spirito dà la vita (2 Corinzi 3,6). La lezione tiene a un punto: non si tratta di disprezzo per il testo. I cristiani hanno copiato le Scritture a mano, con una cura immensa, per molti secoli. Ma, per loro, leggere non è mai bastato. La Parola deve uscire dalla pagina e abitare il cuore di chi legge.

Nota la somiglianza di atteggiamento con Platone, che anche lui non rifiuta il libro: scrive dialoghi, perché il libro sia l'inizio di una conversazione e non il deposito del sapere. In entrambi i casi il testo è il punto di partenza, e ciò che conta è ciò che accade dopo la lettura, in chi legge.

La strada più larga: Platone e il cristianesimo

Il ponte del Fedro con Paolo è un cammino breve e specifico. La strada più larga tra Platone e il cristianesimo passa per il Timeo, il dialogo che Sant'Agostino lesse e in cui riconobbe qualcosa di simile all'inizio della Genesi. Questo percorso, e ciò che i cristiani accettarono e corressero in Platone, è in Platone e il cristianesimo: dal Timeo alla Genesi di Agostino.

Da tenere a mente

La lezione riassume così: Socrate uscì dalla città, parlò contro l'amore a viso coperto e dovette ritrattarsi. Mostrò che la parola conduce le anime, e che può servire ciò che è vero o soltanto ciò che convince. E finì diffidando della scrittura, perché un libro può dare l'impressione che tu sappia senza che tu sappia davvero. Il sapere che conta, per Platone, è quello che resta scritto dentro di te. Ed è proprio questo, dice la lezione, che Paolo riconobbe quando disse che i cristiani erano una lettera scritta nei cuori.

Resta la domanda con cui il Fedro viene chiuso nella lezione: di tutto ciò che sappiamo, quanto è già stato scritto in noi, e quanto è ancora soltanto nei libri? Per il contesto dell'intero dialogo, comincia da Fedro, di Platone: riassunto e come leggerlo.

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Domande frequenti

Da dove viene la frase "Voi siete la nostra lettera"?

Viene dalla seconda lettera di Paolo ai Corinzi, capitolo 3, versetti 2 e 3. Paolo scrive ai cristiani di Corinto, che avevano ricevuto da lui il Vangelo, e dice di non aver bisogno di lettere di raccomandazione: la loro lettera sono i corinzi stessi, scritta non con l'inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di carne, nei cuori.

Che cosa c'entra Platone con questa frase?

La lezione sul Fedro avvicina due idee. Platone dice che esiste una scrittura legittima, quella che si fa con la conoscenza nell'anima di chi impara, in contrasto con il testo che non risponde. Paolo, circa quattro secoli dopo, dice che i cristiani sono una lettera scritta nei cuori. È l'idea di Platone portata in un luogo dove lui non poteva arrivare: in Paolo, chi scrive nel cuore non è solo il maestro che conversa, è Dio stesso.

Paolo ha letto Platone?

La lezione non lo afferma. Ciò che fa è avvicinare due idee simili, separate da circa quattro secoli, senza sostenere che l'uno abbia letto l'altro. Sul rapporto più ampio tra Platone e il cristianesimo, la strada passa per il Timeo, trattato in un altro articolo.

La frase "la lettera uccide" significa disprezzo per il testo?

Secondo la lezione, no. I cristiani hanno copiato le Scritture a mano, con grande cura, per secoli. Ciò che la frase segna, in questa lettura, è che per loro leggere non è mai bastato: la Parola deve uscire dalla pagina e abitare il cuore di chi legge.

Continuare: Fedro, di Platone: riassunto e come leggerlo · Mito di Theuth: perché Platone diffidava della scrittura · Platone e il cristianesimo: dal Timeo alla Genesi di Agostino · Galleria Doria Pamphilj e Caravaggio
Lezione di origine: Fedro, de Platão