Per Platone, il tempo è l'immagine mobile dell'eternità: la cosa più simile all'eterno che un mondo nato possa avere. La definizione compare nel Timeo e contiene una conseguenza quasi grammaticale: di ciò che è eterno si dice soltanto che è, mai che era o che sarà. Questo articolo mostra come Timeo arriva a quest'idea, che cosa dice del cielo e perché Agostino la prese tanto sul serio.
Il problema: il modello è eterno e il mondo è nato
Nel Timeo, l'artigiano che ordina il mondo guarda a un modello, e il modello è eterno. Solo che il mondo è nato, e una cosa nata non può essere eterna nello stesso modo del modello. Qui c'è un problema: come fare un mondo il più simile possibile all'eterno, per quanto un mondo nato possa esserlo? (Lo sfondo si trova in Perché il mondo è stato creato secondo Platone?.)
La soluzione: un'immagine che si muove
Timeo risponde che allora l'artigiano ha fatto la cosa più vicina possibile. Ha pensato di costruire un'immagine mobile dell'eternità, ed è questo, dice Timeo, ciò che chiamiamo tempo (Timeo, 37d). Il tempo non è l'eterno. È la sua immagine: qualcosa che somiglia all'eternità, ma si muove.
Il tempo nasce con il cielo
L'idea porta una conseguenza concreta. I giorni, le notti, i mesi e gli anni non esistevano prima del cielo. Sono nati insieme a esso. E il Sole, la Luna e i pianeti furono collocati lassù per segnare il tempo, come le lancette di un orologio (38b-c).
Il tempo di cui parla Timeo qui è quello che si conta in giorni, notti, mesi e anni, e a contarlo è il cielo. I greci avevano anche un'altra parola per il tempo, quella del momento opportuno, e la differenza tra le due è il tema di Cronos e Kairós.
Dell'eterno si dice soltanto che è
Timeo ricava da qui una conseguenza quasi grammaticale. Quando parliamo di ciò che è eterno, si può dire soltanto ciò che è. Dire che era, o che sarà, significa attribuirgli qualcosa che vale solo per ciò che passa (37e-38a).
Pensa ai verbi. "Era" e "sarà" sono tempi di chi ha un passato e un futuro, di chi si misura in giorni, notti, mesi e anni, e questi sono nati con il cielo. L'eterno non è nato con il cielo. Per questo l'unico verbo che gli si addice è il presente.
Agostino prende sul serio l'idea
La lezione contiene qui una promessa: un uomo nato nell'Africa settentrionale, nel IV secolo, prenderà quest'idea molto sul serio. È Agostino. L'idea del tempo come immagine mobile dell'eternità, lui la accoglie quasi per intero.
Ne La città di Dio (XI, 6), Agostino scrive che il mondo non è stato fatto nel tempo, ma con il tempo. E nelle Confessioni (libro XI), racconta che qualcuno chiedeva, con ironia, che cosa Dio facesse prima di creare il cielo e la terra. E che c'era chi rispondeva con una battuta: Dio stava preparando l'inferno per chi fa domande del genere.
Agostino respinge la battuta e dà una risposta seria, che porta l'idea del Timeo fino in fondo. Per lui, la domanda non ha nemmeno senso. Non esisteva un "prima" della creazione, perché anche il tempo è stato creato da Dio. Il tempo è cominciato insieme al mondo. La domanda ha un articolo proprio in Che cosa faceva Dio prima di creare il mondo? Sant'Agostino, e il pensiero di Agostino sul tempo, nel libro XI, in Che cos'è il tempo, secondo Sant'Agostino.
Da ricordare
Il tempo, per Platone, è un'immagine: mobile, perché si muove, e dell'eternità, perché il modello è eterno. Nasce con il cielo, ha gli astri come lancette e lascia all'eterno un solo verbo, il presente. Agostino raccoglie quest'idea e la porta fino alla domanda che l'ironia poneva: prima che ci fosse il tempo, non c'era un "prima". Chi vuole conoscere l'intero libro trova il percorso in Timeo, di Platone: riassunto e come leggerlo.
Questo articolo parafrasa il Timeo e non riproduce il testo di nessuna traduzione. I riferimenti 37d, 37e-38a e 38b-c seguono la numerazione di Stephanus, che serve a localizzare il passo in qualsiasi edizione. Anche i passi di Agostino sono parafrasati.
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Vedi letture consigliateDomande frequenti
Che cosa significa "immagine mobile dell'eternità"?
È la definizione di tempo che Timeo dà nel dialogo di Platone. Il modello del mondo è eterno, ma il mondo è nato e non può essere eterno allo stesso modo; allora l'artigiano ha fatto la cosa più vicina possibile, un'immagine dell'eternità che si muove. È questo, dice Timeo, ciò che chiamiamo tempo (Timeo, 37d).
Perché dell'eterno si dice solo "è"?
"Era" e "sarà" parlano di un passato e di un futuro, e valgono solo per ciò che passa, per ciò che sta nel tempo. Di ciò che è eterno si può dire soltanto ciò che è (Timeo, 37e-38a). La conseguenza di Timeo è quasi grammaticale: i tempi verbali appartengono al mondo che cambia.
Il tempo esisteva prima della creazione?
Per Platone, i giorni, le notti, i mesi e gli anni non esistevano prima del cielo: nacquero insieme a esso. Agostino, che prese sul serio l'idea, concluse che non c'è un "prima" della creazione, perché il tempo stesso è stato creato da Dio e ha avuto inizio insieme al mondo.
Quali sono le "lancette dell'orologio" del tempo in Platone?
Il Sole, la Luna e i pianeti. Nel Timeo furono collocati in cielo per segnare il tempo, come le lancette di un orologio (Timeo, 38b-c).
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Lezione di origine: Timeu, de Platão | Formação em Filosofia e Teologia do Nous